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Пізнавальний журнал "CLENG", січень 2019

La parabola del pescatore


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Un uomo d’affari statunitense, su ordine del medico, si concesse una vacanza in un piccolo villaggio costiero messicano. Incapace di prendere sonno dopo avere ricevuto una telefonata urgente dall’ufficio, si avviò verso il molo per schiarirsi le idee. Lì era attraccata una minuscola imbarcazione con un solo pescatore, carica di tonni pinna gialla. L’americano si complimentò con il messicano per la pesca.

 

«Quanto ci ha messo a pescarli?» domandò l’americano.

«Pochissimo tempo» rispose il messicano in un inglese sorprendentemente buono.

«Perché non sta fuori di più e prende più pesce?» domandò allora l’americano.

«È sufficiente per sostenere la mia famiglia e regalarne un po’ agli amici» disse il messicano mentre li scaricava in una cesta.

«Ma… Che cosa fa il resto del tempo?»

 

Il messicano alzò lo sguardo e sorrise.

 

«Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei figli, faccio una siesta insieme a mia moglie Julia, e giro per il villaggio ogni sera, dove bevo vino e suono la chitarra con i miei amigos. Ho una vita piena e impegnata, señor.»

 

L’americano rise e si allungò in tutta la sua statura.

 

«Signore, mi sono laureato a Harvard con un Master in Business Administration e posso darle una mano. Dovrebbe dedicare più tempo alla pesca e in questo modo potrebbe acquistare una barca più grande. In un attimo, con l’aumento dei profitti, potrebbe comperare numerose barche. Alla fine avrebbe una flotta di pescherecci.»

 

«Invece di vendere quello che pesca a un intermediario, potrebbe vendere direttamente ai clienti, e alla fine potrebbe aprire un conservificio. Controllerebbe il prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Naturalmente dovrebbe lasciare questo piccolo villaggio costiero di pescatori e trasferirsi a Città del Messico, poi a Los Angeles e infine a New York, dove potrebbe gestire la sua impresa in espansione con un management appropriato.»

 

Il pescatore messicano domandò: «Ma, señor, quanto ci vorrà per tutto questo?».

Al che l’americano rispose: «Quindici, vent’anni. Massimo venticinque».

 

«E poi, señor?»

 

L’americano rise e disse: «Questa è la parte migliore. Al momento giusto, lancerebbe una IPO e venderebbe le azioni della sua società al pubblico diventando veramente ricco. Farebbe i milioni».

 

«Milioni, señor? E poi?»

 

«A quel punto potrebbe ritirarsi e trasferirsi in un piccolo villaggio costiero di pescatori, dove potrebbe dormire fino a tardi, pescare un po’, giocare con i suoi figli, fare una siesta insieme a sua moglie e girare per il villaggio la sera, per bere vino e suonare la chitarra insieme ai suoi amigos…»

 

Non importa ciò che hai, non sarà mai abbastanza

Il modo di ragionare del businessman americano non è forse quello più diffuso nella nostra società occidentale? Non ci viene insegnato fin da piccoli a puntare sempre più in alto, anche quando proprio non ne avremmo alcun bisogno?

 

Viaggiare ti apre gli occhi in questo senso. Ti mette di fronte alla felicità di persone che non hanno nulla secondo i nostri standard eppure hanno tutto ciò che serve davvero: un tetto sulla testa, del cibo semplice ma delizioso nel piatto, la giusta compagnia, un letto dove dormire. Non gli serve altro per essere felici.